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martedì 20 aprile 2010

il nuovo mondo






-- ADOZIONI
-- Cassazione, no
-- scelte razziste
-- "Non si può decidere
-- il 'colore'"
La procura della Suprema corte, sollecitata dall'associazione Amici dei bambini, afferma che le coppie che chiedono l'adozione non possono dirsi indisponibili a ricevere piccoli di pelle nere o di etnia non europea. E chiede il pronunciamento delle Sezioni unite della Cassazione
ROMA - Sollecitata da un esposto dell'associazione Amici dei bambini, la procura generale della Cassazione afferma che le coppie intenzionate a chiedere in adozione uno o più bambini non possono dirsi indisponibili a ricevere bimbi di pelle nera o di etnia non europea. La procura della Suprema Corte ha espresso questo orientamento innanzi alle Sezioni Unite, che dovranno prendere posizione al più presto.



Il caso nasce dal ricorso con cui l'associazione ha chiesto alla procura di illustrare la corretta interpretazione dell'articolo 30, comma 2, della legge n.184/1983. Un chiarimento alla luce dell'accoglimento da parte del tribunale dei minorenni di Catania dell'istanza di una coppia, dichiaratasi disponibile "all'accoglienza fino a due bambini, di età non superiore ai 5 anni senza distinzione di sesso e religione" ma "non disponibile ad accogliere bambini di pelle scura o diversa da quella tipica europea o in condizione di ritardo evolutivo".



Il tribunale di Catania aveva dichiarato i coniugi "idonei all'adozione" di bambini che presentino "le caratteristiche risultanti dalla motivazione".
Una palese discriminazione razziale, sostiene Marco Griffini, presidente dell'associazione Amici dei bambini.
Secondo la procura, oltre a violare la nostra Costituzione - che tutela il principio di eguaglianza tra le persone - le adozioni internazionali che escludono i bambini di 'colore' violano anche numerosi trattati internazionali ai quali l'Italia ha aderito.
Tra questi, la Convenzione dell'Aja del 1993 sull'adozione dei minori, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Convenzione internazionale dell'Onu del 1965 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.

Attesa nelle prossime settimane la decisione delle Sezioni unite, che non avrà ripercussioni sul caso di Catania ma stabilirà soltanto un orientamento giurisprudenziale.